Niscemi: consegnati presso l’Istituto scolastico A. Manzoni materiali didattici e giocattoli

“Niscemi merita di avere i riflettori accesi – afferma Ignazio Giudice, segretario confederale Cgil Sicilia – e noi come organizzazione sindacale in Sicilia rivendichiamo il diritto a un aiuto concreto per consentire alla popolazione che ha perso tutto di rialzarsi”

Quando una comunità viene colpita da un evento così duro, il danno non è solo materiale. Si spezzano abitudini, certezze, punti di riferimento. E quando a essere colpita è la scuola, il colpo arriva nel cuore stesso della comunità, perché la scuola non è soltanto un edificio: è il luogo in cui si cresce, si impara, si sogna, si costruisce futuro.

La campagna della FLC CGIL Messina nasce proprio da questo: stare accanto ai bambini e alle bambine di Niscemi dopo l’inagibilità degli edifici scolastici, con un aiuto concreto e con un messaggio chiaro: non siete soli.

Ogni quaderno, ogni zaino, ogni colore, ogni libro, ogni gioco educativo che oggi consegniamo non è un semplice oggetto. È una carezza collettiva. È il segno che esiste una comunità più grande che si stringe attorno a voi. È un modo per dire che nessuno deve sentirsi abbandonato, nessuno deve arrendersi, soprattutto i più piccoli.

Siamo qui come 𝗙𝗟𝗖 𝗖𝗚𝗜𝗟 𝗠𝗲𝘀𝘀𝗶𝗻𝗮 con umiltà, ma anche con convinzione. Perché la solidarietà vera non si ferma alle parole. Cammina sulle gambe delle persone, si costruisce con gesti concreti, si riconosce nella capacità di esserci.
E oggi noi vogliamo esserci.
Noi continueremo a sostenere l’idea che la conoscenza sia uno strumento di libertà e che la scuola debba restare un bene comune da custodire, sempre, ma ancora di più quando tutto sembra vacillare.
Niscemi non è sola. E oggi, con questa consegna, vogliamo dirlo nel modo più semplice e più vero: 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞.”
Grazie a nome di tutta la FLC CGIL di Messina alla professoressa LICIA CONCETTA SALERNO dirigente dell’istituto A. MANZONI di NISCEMI per l’ospitalità.

“Le ragioni del NO” Partecipazione, democrazia e garanzia del diritto

Col referendum del 22-23 marzo 2026 siamo chiamati a confermare o bocciare la cosiddetta “riforma Nordio”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» del 30 ottobre 2025.

Ne parliamo insieme il 06 Marzo 2026 alle ore 09.30 presso l’ex Chiesa Santa Maria degli Alemanni – Messina

Scarica la locandina

Questa legge modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi:

A) l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati;

B) l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”;

C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).

Attenzione, quindi. Questa riforma costituzionale non introduce solo la “separazione delle carriere” tra giudici e pm, come si sente dire spesso. Fa molto di più.

Perché diciamo NO alla riforma

 

I. Perché minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura

Il Consiglio superiore della magistratura è un organo di rilievo costituzionale (cioè previsto dalla Costituzione) che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, penale e civile. È composto per due terzi da magistrati (i “togati”) e per un terzo da avvocati e professori universitari di diritto (i “laici”), eletti, rispettivamente, dai magistrati e dal Parlamento.

I padri e le madri costituenti hanno assegnato al CSM il potere di nominare, trasferire, promuovere e infliggere sanzioni disciplinari ai magistrati: dicevano che questi poteri erano come quattro “chiodi” piantati per mantenere salda l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, preservandolo da qualunque ingerenza.

Questa riforma, però, cambia il modello costituzionale del CSM. Non solo “spacchetta” il CSM in tre organi (un CSM per i giudici, uno per i pm e un’Alta corte disciplinare), ma modifica natura e attribuzioni dei nuovi CSM. In questo modo, altera profondamente l’equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione, in particolare tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento).

In una parola: nella Costituzione resta scritto (art. 104) che “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, ma la riforma ha picconato i pilastri posti a salvaguardia di questo principio sacrosanto.

Come?

  • La riforma toglie ai magistrati la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, che saranno scelti per sorteggio. Così si privano i magistrati – solo loro, tra tutti i cittadini! – della possibilità di scegliere le persone che ritengono più adatte e competenti a rappresentarli e ad amministrare la loro vita professionale.
  • La riforma crea un pesante squilibrio tra componenti “togati” e “laici” di nomina politica: i togati selezionati con sorteggio puro, i “laici” che invece saranno sorteggiati all’interno di una lista preselezionata di eletti in Parlamento (maggioranza parlamentare): di fatto, un finto sorteggio.
  • La riforma toglie ai CSM il potere disciplinare, uno dei quattro pilastri posti a tutela della sua indipendenza e autonomia.
  • La riforma, infine, trasferisce il potere disciplinare a un’Alta corte, la cui composizione, rispetto al vecchio Csm, riduce la percentuale dei magistrati. Rispetto a questo nuovo organismo, le preoccupazioni maggiori riguardano i collegi giudicanti costituiti all’interno dell’Alta corte per valutare i singoli casi. Questi collegi verranno formati in modalità ancora da definire: per ora la legge dice solo che in essi i magistrati “saranno rappresentati” – ma non dice in che numero e in che proporzione. Una maggioranza politica potrebbe, per esempio, fare una legge secondo cui sono i suoi rappresentanti a giudicare, in maggioranza, il magistrato. Il rischio di pressioni, interferenze e intimidazioni, quindi, esiste. Per i giudizi dell’Alta corte, inoltre, non è previsto il ricorso in Cassazione, ma solo il ricorso in appello davanti a un altro collegio dell’Alta corte stessa.

II. Perché non risolve i problemi della giustizia che gravano sui cittadini (anzi, disperde risorse perché moltiplica i costi!)

La riforma non fa nulla per affrontare le vere emergenze e i molti mali che affliggono la giustizia italiana. Tempi lunghissimi, mancanza di personale e di risorse, burocrazia e linguaggio complicati… Il disagio dei cittadini nasce soprattutto da questi problemi, che resteranno immutati. Deve essere chiaro che votando sì alla riforma non ci sarà una giustizia più efficiente e più vicina ai cittadini.

Per di più, sostituire il vecchio, unico CSM con tre organismi indipendenti triplica i costi, disperdendo risorse che potrebbero essere utilmente investite per far funzionare meglio le procure e i tribunali

III. Perché separare le carriere di giudici e pubblici ministeri può “snaturare” la pubblica accusa (senza aumentare in modo significativo le garanzie di imputati e indagati)

Oggi, giudici e pubblici ministeri si formano e fanno il concorso insieme, la carriera è una, poi assumono funzioni diverse, giudicante o requirente. Possono cambiare una volta sola, passando dall’una all’altra, e per farlo devono anche trasferirsi in un’altra città o regione. Non succede quasi mai (nel 2024, appena 42 passaggi su quasi 9000 magistrati: lo 0,4%). Dunque esiste già, di fatto, una separazione di funzioni.

L’alta percentuale di processi che termina con l’assoluzione (cioè il giudice che rifiuta le richieste del pubblico ministero) mostra che, con questo sistema, il giudice è già “terzo e imparziale” come vuole la Costituzione (art. 111), e non dà ragione al pm solo perché sono “colleghi”.

Insieme alla carriera, poi, i magistrati condividono la stessa cultura giurisdizionale: in concreto, giudici e accusa condividono una funzione pubblica, il PM non deve “vincere”, ma deve cercare anche le prove a discarico dell’imputato. Questo è una garanzia a protezione di indagati e imputati (l’avvocato, invece, che è una parte privata, non deve cercare anche le prove a carico).

Cosa può succedere con la carriera separata? Se il pm diventa semplicemente una parte speculare alla difesa, a quel punto non deve preoccuparsi di cercare la verità, ma solo di ottenere una condanna. Questo rende più vulnerabili gli imputati che non possono permettersi costosi collegi di difesa.

Si rischia di avere un pm “superpoliziotto”, dicono alcuni, più forte coi deboli, più debole coi forti perché maggiormente condizionabile (per le ragioni già esposte sopra).

IV. Per il modo in cui la riforma è stata approvata (che è l’opposto di quello raccomandato dalla Costituzione)

La Costituzione prevede la possibilità di modifiche, ma prevede anche un procedimento complesso, per incoraggiare una condivisione ampia e tempi di riflessione distesi, sia in Parlamento, sia nella società (per esempio, richiede quattro approvazioni parlamentari anziché due, e fra l’una e l’altra devono passare necessariamente tre mesi, perché si possa discutere dentro e fuori dall’Aula). Proprio il contrario di quello che è avvenuto.

Siamo chiamati al referendum perché la riforma non ha ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento. In assenza di una condivisione larga, il governo, anziché favorire la discussione, ha voluto fare da solo, con un procedimento “blindato”: dopo la prima approvazione, per le altre tre votazioni previste non è stato possibile presentare emendamenti. Si è arrivati in fondo con lo stesso testo con cui era iniziato il percorso d’approvazione. È la prima volta nella storia della repubblicana che una riforma della Costituzione viene approvata in questo modo. Una procedura affrettata e “chiusa” che è esattamente il contrario di quella auspicata da padri e madri costituenti.

V. Perché dichiarazioni pubbliche del governo confermano (e aggravano) le preoccupazioni per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura

Da molti mesi, il governo attacca il lavoro della magistratura ed esprime insofferenza verso il controllo di legalità. Per esempio, la presidente del Consiglio ha parlato dell’esigenza di “fermare l’invadenza” della magistratura rispetto alle decisioni del potere politico (in relazione ai doverosi controlli della Corte dei Conti, che tutela i soldi raccolti con le tasse pagate dai cittadini). Ha detto

pure che spesso la magistratura “vanifica il lavoro delle forze di sicurezza”, menzionando casi in cui i giudici sono intervenuti annullando misure di fermo, detenzione o espulsione applicando le leggi esistenti a garanzia dei cittadini. Il ministro della Giustizia Nordio addirittura lamenta che i dirigenti dell’opposizione “sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranità della politica davanti all’invadenza delle procure” e li biasima perché, opponendosi alla riforma, “compromettono la loro libertà di azione di domani”.

Ma l’indipendenza della magistratura serve proprio a far si che il potere giudiziario possa limitare il potere esecutivo controllare che rispetti le leggi, a tutela di tutti i cittadini. È uno dei cardini delle democrazie liberali, che non a caso oggi è sotto attacco in molti Paesi, in Europa e nel mondo. Altrimenti la legge non è uguale per tutti.

Scarica la locandina

Insieme per Niscemi – Raccolta solidale di materiale scolastico e giocattoli, per sostenere i più piccoli in un momento di grande difficoltà

SCARICA LA LOCANDINA


 

Un evento drammatico ha colpito la comunità di Niscemi: una frana ha reso inagibili gli edifici scolastici, privando bambini e bambine di uno spazio fondamentale di crescita, apprendimento e serenità.

Come organizzazione sindacale, sentiamo il dovere di essere presenti, non solo con le parole ma con azioni concrete.

Per questo promuoviamo una raccolta solidale di materiale scolastico e giocattoli, per sostenere i più piccoli in un momento di grande difficoltà.

Ogni quaderno donato, ogni gioco condiviso è un segnale di vicinanza, un modo per dire ai bambini di Niscemi che non sono soli.

Insieme possiamo trasformare la solidarietà
in un atto concreto di ricostruzione sociale.

Cosa raccogliamo:

  • Quaderni, zaini, astucci

  • Penne, matite, colori, album da disegno

  • Libri per bambini

  • Giochi educativi e gioca

Aiutaci a restituire normalità, sorriso e speranza!

 

SCARICA LA LOCANDINA

Messina: contrattazione di scuola, censurata la condotta antisindacale di una dirigente scolastica

Soddisfazione della FLC CGIL Messina a cui il Tribunale del Lavoro di Messina riconosce la correttezza della propria impostazione per il rispetto delle prerogative sindacale

Con provvedimento del 2 gennaio 2026 il Tribunale del Lavoro di Messina, decidendo un ricorso ex articolo 28 legge 300/1970 proposto dalla FLC CGIL di Messina, ha chiarito l’inadeguatezza dell’informazione resa dalla dirigente scolastica ed ha preso posizione in ordine al mancato avvio della contrattazione d’istituto: in particolare il Tribunale, verificando che solo a seguito della proposizione del ricorso erano infine state fornite le dovute informazioni (prima del tutto carenti ed inadeguate, come denunciato dalla FLC CGIL Messina) ed era finalmente stato avviato con netto ritardo il tavolo di contrattazione, ha dichiarato la sopravvenuta cessazione della materia del contendere ma, dovendo regolare le spese di lite, ha chiarito come le condotte sin lì tenute dal dirigente scolastico non fossero giustificabili ed ha comunque condannato l’Amministrazione alle spese di lite.

La FLC CGIL Messina accoglie con soddisfazione l’affermazione della correttezza della propria impostazione che ha finalmente ricondotto al doveroso rispetto delle prerogative sindacali una dirigenza scolastica sin lì renitente.

https://www.flcgil.it/regioni/sicilia/messina/messina-contrattazione-di-scuola-censurata-la-condotta-antisindacale-di-una-dirigente-scolastica.flc

“RIFORMA DELLA FILIERA TECNICO-PROFESSIONALE E RICADUTE SUL SISTEMA DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE”

Seminario di formazione per D.S. e Docenti organizzato dalla FLC CGIL SICILIA e da Proteo Fare Sapere Sicilia.

Ricordiamo che Proteo Fare Sapere Sicilia è soggetto Qualificato per la Formazione DM 23/5/2002 e DM 8/06/2005. Ente certificatore direttiva 170/2016.

Per eventuali informazioni contattare: 339.815.5757 (Patrizia Donato – Segretaria generale FLC CGIL MESSINA)

Leggi su Facebook

Ponte Stretto: Cgil, danno enorme a economia territorio. Corteo a Messina

Il Ponte sullo Stretto non risolverà nessuno dei problemi del Mezzogiorno, rischia piuttosto di peggiorarli distruggendo una ricchezza già esistente, ovvero l’economia che ruota attorno al porto di Gioia Tauro, l’hub più strategico del Mediterraneo. I danni sarebbero ingenti, e si sommerebbero al costo senza fondo di questa opera senza progetto esecutivo, utile solo ad alimentare la propaganda del ministro Salvini. Anche per questo sabato prossimo, 29 novembre, la Cgil sarà in piazza a Messina per la manifestazione nazionale ‘No Ponte’”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Gino Giove.

La Flc Messina partecipa alla manifestazione

Perchè diciamo NO AL PONTE

Posizioni economiche ATA: prove finali rinviate a dopo le festività natalizie

La richiesta della FLC CGIL di rivedere i criteri di individuazione delle sedi ha ottenuto il risultato: le sedi saranno individuate sulla base della vicinanza al posto di lavoro

Nell’incontro tenutosi nel primo pomeriggio di venerdì 28 novembre 2025 al Ministero dell’Istruzione e del Merito, su nostra richiesta pressante, le parti sindacali e ministeriale hanno concordato sulla necessità di rivedere i criteri di individuazione delle sedi di svolgimento del concorso interno al fine di attribuire circa 50.000 posizioni economiche a beneficio del personale ATA.
Si è convenuto, come da nostri rilievi, che il criterio alfabetico si è rivelato disfunzionale e carico di criticità.

Stante la difficoltà di riorganizzare il tutto seguendo il criterio della viciniorità alla sede di servizio entro la data già prevista per lo svolgimento del concorso, il Ministero ha deciso di rinviare le prove a dopo le festività natalizie.

Naturalmente, senza la nostra richiesta inviata al MIM giovedì 27 novembre, le prove si sarebbero svolte secondo i criteri più disparati e tutti disfunzionali adottati nella stragrande maggioranza delle regioni.

Il testo della nota ministeriale.

Leggi la notizia qui

Concorso ATA: Rizza (Flc Cgil Sicilia), in 7.000 spostati da una parte all’altra della Sicilia senza alcuna logica

Palermo, 25 novembre 2025 – “È insensato, oltre che ingiusto, far spostare i quasi 7.000 lavoratori ATA della Sicilia nelle sedi d’esame più lontane, rispetto alle sedi di servizio, per le prove selettive del concorso sulle posizioni economiche. Una decisione che dimostra la totale disconnessione del Ministero dalla realtà delle scuole e della vita delle persone”. Lo denuncia Adriano Rizza, Segretario Generale della FLC CGIL Sicilia.

In Sicilia sono 6.877 i lavoratori coinvolti: assistenti amministrativi, assistenti tecnici, collaboratori scolastici e altri profili, tutti chiamati a spostarsi in sedi d’esame che, in molti casi, distano oltre 300 chilometri dalla propria scuola e dalla propria abitazione.

“Questa scelta – prosegue Rizza – scarica sui lavoratori costi economici elevati per viaggi e pernottamenti e impone una gestione del tempo insostenibile a chi già opera in scuole con organici cronicamente ridotti e con orari frammentati. Le assenze forzate per raggiungere queste sedi lontane avranno poi ripercussioni immediate sul funzionamento dei servizi scolastici, danneggiando l’intera comunità, oltre al fatto che molti rinunceranno perché non saranno nelle condizioni di raggiungere queste sedi”.

La FLC CGIL Sicilia sottolinea come questa organizzazione determini una palese disparità di trattamento tra i lavoratori, penalizzando in modo inaccettabile chi risiede in determinate aree della regione. Viene inoltre completamente ignorato il principio della conciliazione tra vita e lavoro, mostrando ancora una volta poca attenzione per una categoria professionale troppo spesso sottovalutata.

“Era dovere del Ministero organizzare selezioni più vicine ai lavoratori, sfruttando anche le possibilità offerte dalla digitalizzazione, come già avviene in altri settori della PA. Invece, si creano inutili barriere geografiche ed economiche” afferma Rizza.

Per porre rimedio a questa situazione, la FLC CGIL Sicilia avanza richieste precise: revisione immediata della mappa delle sedi d’esame, sospensione delle convocazioni per le destinazioni più disagiate e avvio di un confronto urgente con il Ministero per trovare soluzioni eque.

La FLC CGIL Sicilia conferma il suo impegno a difendere i diritti del personale ATA in ogni sede, finché non verrà trovata una soluzione rispettosa dei lavoratori e del regolare funzionamento delle scuole.

Leggi tutto