CCNL “Istruzione e Ricerca” 2025-2027: sottoscritta in via definitiva la parte economica

A regime aumenti medi di 141 euro lordi mensili. Prossimo appuntamento il 22 luglio per la parte normativa. Le tabelle sono già online. Arretrati per scuola e AFAM in pagamento ad agosto via NoiPA

Mercoledì 1° luglio è stata sottoscritta in via definitiva la parte economica del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il comparto “Istruzione e Ricerca” relativo al triennio 2025-2027.

L’accordo prevede aumenti medi a regime pari a 141 euro lordi mensili per il personale, con incrementi differenziati per profilo e livello e per scuola e AFAM anche per anzianità. Si dà così attuazione agli istituti economici per tutto il personale della scuola, dell’università, della ricerca e delle istituzioni AFAM. 

Continua a leggere

Riforma istituti tecnici: come aderire allo sciopero degli scrutini

Presentiamo una scheda riepilogativa delle regole da rispettare in caso di sciopero che ricada durante gli scrutini di fine anno

Come è noto, la FLC CGIL ha proclamato dal 13 al 21 giugno 2026 lo sciopero breve nazionale del personale docente degli istituti tecnici e degli IISS comprendenti percorsi di istruzione tecnica in occasione degli scrutini finali secondo il calendario previsto da ciascuna scuola.

Continua a leggere

GPS e GAE: dal 15 giugno al 2 luglio apertura delle funzioni telematiche per lo scioglimento delle riserve

PRENOTA LA TUA CONSULENZA

È possibile dichiarare il conseguimento del titolo di abilitazione/specializzazione per l’inserimento a pieno titolo e/o confermare il servizio svolto dopo il 16 marzo 2026. I docenti nelle GAE, in possesso dei requisiti alla data del 2 luglio, possono chiedere il riconoscimento della riserva dei posti.

Con l’avviso 15215 dell’11 giugno 2026, il MIM ha comunicato che, nel periodo compreso tra il 15 giugno 2026 (h. 9.00) e il 2 luglio 2026 (h. 23.59) saranno disponibili le funzioni telematiche per la presentazione delle istanze di scioglimento della riserva, per l’inclusione a pieno titolo nella I fascia delle Graduatorie provinciali per le supplenze per coloro che conseguono entro il 30 giugno 2026, del titolo di abilitazione e/o del titolo di specializzazione sul sostegno.

Analogamente, qualora conseguano lo specifico titolo entro la medesima data, possono presentare istanza di scioglimento i candidati che sono inseriti con riserva negli elenchi di prima fascia relativi ai percorsi a differenziazione didattica Montessori, Agazzi e Pizzigoni per la scuola dell’infanzia, la scuola primaria, nonché negli elenchi relativi agli istituti per sordomuti e non vedenti di cui all’art. 67 del Testo Unico.

Nel medesimo periodo e con le stesse modalità telematiche sarà possibile presentare istanza di conferma dei titoli di servizio maturati nel corrente anno scolastico dopo il 16 marzo 2026 in quanto effettivamente svolti, ai fini della valutabilità in graduatoria.

Per la compilazione si accede al Portale Unico del reclutamento, raggiungibile al questo indirizzo attraverso SPID o CIE. Occorre essere abilitati al servizio “Istanze on line”. Il servizio è eventualmente raggiungibile anche collegandosi al seguente link.

Le stesse scadenze sono indicate nell’avviso 15223 dell’11 giugno 2026 per i docenti inseriti nelle GAE, sia per dichiarare l’avvenuto conseguimento dei titoli che per beneficiare della riserva dei posti di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, e all’articolo 6, comma 3-bis, del decreto-legge l0 gennaio 2006, n. 4, da parte di coloro che entro il 2 luglio 2026 siano risultati in possesso dei requisiti.

In questo caso, oltre che sul portale unico del reclutamento, il servizio è disponibile all’indirizzo www.mim.gov.it, attraverso il percorso “Argomenti e Servizi > Reclutamento e servizio del personale scolastico > Graduatorie e supplenze docenti > Graduatorie ad esaurimento”.

Si ricorda che, qualora un aspirante risulti già iscritto a pieno titolo nelle GPS di I fascia nella medesima provincia di iscrizione in GaE e intenda sciogliere la riserva in GaE o iscriversi negli elenchi del sostegno, potrà procedere con l’invio dell’istanza, ma verrà cancellato dal medesimo insegnamento presente nelle GPS.

PRENOTA LA TUA CONSULENZA

Sentenza UE su precariato ATA: la FLC CGIL intensifica la vertenza per tutto il personale

Con una sentenza storica pubblicata il 13 maggio 2026, la Corte di Giustizia europea ha condannato duramente l’Italia per l’abuso sistematico dei contratti a termine ai danni del personale ATA. I giudici europei hanno accertato che il sistema di reclutamento italiano viola la Direttiva 1999/70/CE, poiché non prevede tetti massimi alla durata dei contratti, utilizza i precari per coprire vuoti d’organico strutturali senza ragioni oggettive e non garantisce procedure concorsuali regolari.
Questa pronuncia è di fondamentale importanza perché estende ufficialmente al personale ATA i principi della nota sentenza “Mascolo” del 2014, che già aveva tutelato i docenti.
A fronte di questo pronunciamento, la FLC CGIL annuncia l’avvio di una ampia e capillare campagna vertenziale su tutto il territorio nazionale. L’azione legale è rivolta sia al personale ATA che al personale docente – le cui battaglie legali proseguono da anni con determinazione – ed è finalizzata a:

  • ottenere risarcimenti economici effettivi, che possono variare da 4 a 24 mensilità per chi ha subito l’abuso dei contratti a termine.
  • rivedere le norme sul reclutamento per eliminare le discriminazioni ereditate dal passato.
  • imporre al Governo l’avvio immediato di un piano straordinario di stabilizzazione per gli oltre 300.000 lavoratori (docenti e ATA) che garantiscono ogni giorno il funzionamento della scuola italiana nonostante la condizione di precarietà strutturale.

La FLC CGIL prosegue il proprio impegno per la stabilità occupazionale di chi lavora nella scuola. La sentenza della Corte di Giustizia conferma che l’inerzia del Governo non è più giustificabile.

Tutti i lavoratori interessati a far valere i propri diritti e a richiedere il risarcimento per l’abuso del precariato possono rivolgersi alla sede della FLC Messina per ricevere l’assistenza legale e sindacale per avviare la vertenza, prenotando un appuntamento.

Fonte: https://m.flcgil.it/scuola/precari/sentenza-ue-su-precariato-ata-la-flc-cgil-intensifica-la-vertenza-per-tutto-il-personale.flc

Proiezione Docufilm “Pubblica D’istruzione” – Cinema LUX di Messina

Da anni Lorenzo Varaldo è dirigente scolastico dell’Istituto Sibilla Aleramo di Torino, che comprende elementari e medie. Ma lui preferisce essere chiamato “preside”, o meglio: “direttore didattico”. In questa scelta, apparentemente banale, c’è invece un’idea precisa ed estremamente consapevole di mondo e di lotta. La lotta per impedire la distruzione dell’istruzione pubblica, la sua aziendalizzazione, che Lorenzo vede attuarsi da ormai quarant’anni.
Una distruzione che viene da molto lontano, come spiegano docenti, filosofi ed esperti italiani e internazionali: dagli Stati Uniti di fine Ottocento, passando per l’Unione europea degli anni ’90 e infine dalle riforme della scuola a partire da quella dell’autonomia di Bassanini e Berlinguer.

Come FLC CGIL di Messina siamo impegnati quotidianamente nelle vertenze sindacali e nelle mobilitazioni a difesa della scuola pubblica, accanto alle lavoratrici, ai lavoratori, alle studentesse e agli studenti, contro lo stato di crescente difficoltà in cui versano molti dei nostri istituti.

Riteniamo tuttavia che alle mobilitazioni e alle battaglie rivendicative debba essere affiancata anche una vera e propria battaglia culturale e delle idee, capace di mettere in discussione un sistema sempre più iniquo, che penalizza il diritto allo studio, impoverisce il lavoro nella scuola e riduce l’istruzione pubblica a terreno di tagli, disuguaglianze e selezione sociale.

L’opera dei registi racconta con lucidità e precisione queste contraddizioni, offrendo uno strumento importante per leggere criticamente le politiche scolastiche degli ultimi anni. Senza questa capacità di analisi, si rischia di rimanere disarmati di fronte alle scelte del Governo e, più in generale, di fronte a quelle politiche che, anche quando si sono presentate con un volto diverso, hanno spesso contribuito a indebolire la scuola pubblica, aprendo la strada all’impostazione oggi portata avanti dall’attuale esecutivo.

La presentazione, dunque, non rappresenta soltanto l’occasione per assistere a un film di grande interesse, ma diventa un momento di confronto collettivo sulla scuola, sul suo futuro e sulla necessità di rilanciare una nuova idea di formazione pubblica, democratica, inclusiva e capace di garantire emancipazione sociale.

La proiezione avrà inizio alle ore 16:00 presso il Cinema LUX di Messina e sarà seguita da un dibattito con il pubblico. 

Come FLC CGIL di Messina riteniamo fondamentale che dall’analisi delle criticità emerga anche una prospettiva di impegno e di lotta per una scuola pubblica diversa: una scuola libera da logiche autoritarie e aziendalistiche, alternativa ai piani regressivi del Ministro Valditara, fondata sulla partecipazione democratica, sulla centralità del lavoro, sul diritto allo studio e sull’emancipazione collettiva di tutte e di tutti.

Locandina dell’iniziativa

Niscemi: consegnati presso l’Istituto scolastico A. Manzoni materiali didattici e giocattoli

“Niscemi merita di avere i riflettori accesi – afferma Ignazio Giudice, segretario confederale Cgil Sicilia – e noi come organizzazione sindacale in Sicilia rivendichiamo il diritto a un aiuto concreto per consentire alla popolazione che ha perso tutto di rialzarsi”

Quando una comunità viene colpita da un evento così duro, il danno non è solo materiale. Si spezzano abitudini, certezze, punti di riferimento. E quando a essere colpita è la scuola, il colpo arriva nel cuore stesso della comunità, perché la scuola non è soltanto un edificio: è il luogo in cui si cresce, si impara, si sogna, si costruisce futuro.

La campagna della FLC CGIL Messina nasce proprio da questo: stare accanto ai bambini e alle bambine di Niscemi dopo l’inagibilità degli edifici scolastici, con un aiuto concreto e con un messaggio chiaro: non siete soli.

Ogni quaderno, ogni zaino, ogni colore, ogni libro, ogni gioco educativo che oggi consegniamo non è un semplice oggetto. È una carezza collettiva. È il segno che esiste una comunità più grande che si stringe attorno a voi. È un modo per dire che nessuno deve sentirsi abbandonato, nessuno deve arrendersi, soprattutto i più piccoli.

Siamo qui come 𝗙𝗟𝗖 𝗖𝗚𝗜𝗟 𝗠𝗲𝘀𝘀𝗶𝗻𝗮 con umiltà, ma anche con convinzione. Perché la solidarietà vera non si ferma alle parole. Cammina sulle gambe delle persone, si costruisce con gesti concreti, si riconosce nella capacità di esserci.
E oggi noi vogliamo esserci.
Noi continueremo a sostenere l’idea che la conoscenza sia uno strumento di libertà e che la scuola debba restare un bene comune da custodire, sempre, ma ancora di più quando tutto sembra vacillare.
Niscemi non è sola. E oggi, con questa consegna, vogliamo dirlo nel modo più semplice e più vero: 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞.”
Grazie a nome di tutta la FLC CGIL di Messina alla professoressa LICIA CONCETTA SALERNO dirigente dell’istituto A. MANZONI di NISCEMI per l’ospitalità.

“Le ragioni del NO” Partecipazione, democrazia e garanzia del diritto

Col referendum del 22-23 marzo 2026 siamo chiamati a confermare o bocciare la cosiddetta “riforma Nordio”, cioè la legge di riforma costituzionale della magistratura recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» del 30 ottobre 2025.

Ne parliamo insieme il 06 Marzo 2026 alle ore 09.30 presso l’ex Chiesa Santa Maria degli Alemanni – Messina

Scarica la locandina

Questa legge modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi:

A) l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati;

B) l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”;

C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).

Attenzione, quindi. Questa riforma costituzionale non introduce solo la “separazione delle carriere” tra giudici e pm, come si sente dire spesso. Fa molto di più.

Perché diciamo NO alla riforma

 

I. Perché minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura

Il Consiglio superiore della magistratura è un organo di rilievo costituzionale (cioè previsto dalla Costituzione) che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, penale e civile. È composto per due terzi da magistrati (i “togati”) e per un terzo da avvocati e professori universitari di diritto (i “laici”), eletti, rispettivamente, dai magistrati e dal Parlamento.

I padri e le madri costituenti hanno assegnato al CSM il potere di nominare, trasferire, promuovere e infliggere sanzioni disciplinari ai magistrati: dicevano che questi poteri erano come quattro “chiodi” piantati per mantenere salda l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, preservandolo da qualunque ingerenza.

Questa riforma, però, cambia il modello costituzionale del CSM. Non solo “spacchetta” il CSM in tre organi (un CSM per i giudici, uno per i pm e un’Alta corte disciplinare), ma modifica natura e attribuzioni dei nuovi CSM. In questo modo, altera profondamente l’equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione, in particolare tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento).

In una parola: nella Costituzione resta scritto (art. 104) che “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, ma la riforma ha picconato i pilastri posti a salvaguardia di questo principio sacrosanto.

Come?

  • La riforma toglie ai magistrati la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, che saranno scelti per sorteggio. Così si privano i magistrati – solo loro, tra tutti i cittadini! – della possibilità di scegliere le persone che ritengono più adatte e competenti a rappresentarli e ad amministrare la loro vita professionale.
  • La riforma crea un pesante squilibrio tra componenti “togati” e “laici” di nomina politica: i togati selezionati con sorteggio puro, i “laici” che invece saranno sorteggiati all’interno di una lista preselezionata di eletti in Parlamento (maggioranza parlamentare): di fatto, un finto sorteggio.
  • La riforma toglie ai CSM il potere disciplinare, uno dei quattro pilastri posti a tutela della sua indipendenza e autonomia.
  • La riforma, infine, trasferisce il potere disciplinare a un’Alta corte, la cui composizione, rispetto al vecchio Csm, riduce la percentuale dei magistrati. Rispetto a questo nuovo organismo, le preoccupazioni maggiori riguardano i collegi giudicanti costituiti all’interno dell’Alta corte per valutare i singoli casi. Questi collegi verranno formati in modalità ancora da definire: per ora la legge dice solo che in essi i magistrati “saranno rappresentati” – ma non dice in che numero e in che proporzione. Una maggioranza politica potrebbe, per esempio, fare una legge secondo cui sono i suoi rappresentanti a giudicare, in maggioranza, il magistrato. Il rischio di pressioni, interferenze e intimidazioni, quindi, esiste. Per i giudizi dell’Alta corte, inoltre, non è previsto il ricorso in Cassazione, ma solo il ricorso in appello davanti a un altro collegio dell’Alta corte stessa.

II. Perché non risolve i problemi della giustizia che gravano sui cittadini (anzi, disperde risorse perché moltiplica i costi!)

La riforma non fa nulla per affrontare le vere emergenze e i molti mali che affliggono la giustizia italiana. Tempi lunghissimi, mancanza di personale e di risorse, burocrazia e linguaggio complicati… Il disagio dei cittadini nasce soprattutto da questi problemi, che resteranno immutati. Deve essere chiaro che votando sì alla riforma non ci sarà una giustizia più efficiente e più vicina ai cittadini.

Per di più, sostituire il vecchio, unico CSM con tre organismi indipendenti triplica i costi, disperdendo risorse che potrebbero essere utilmente investite per far funzionare meglio le procure e i tribunali

III. Perché separare le carriere di giudici e pubblici ministeri può “snaturare” la pubblica accusa (senza aumentare in modo significativo le garanzie di imputati e indagati)

Oggi, giudici e pubblici ministeri si formano e fanno il concorso insieme, la carriera è una, poi assumono funzioni diverse, giudicante o requirente. Possono cambiare una volta sola, passando dall’una all’altra, e per farlo devono anche trasferirsi in un’altra città o regione. Non succede quasi mai (nel 2024, appena 42 passaggi su quasi 9000 magistrati: lo 0,4%). Dunque esiste già, di fatto, una separazione di funzioni.

L’alta percentuale di processi che termina con l’assoluzione (cioè il giudice che rifiuta le richieste del pubblico ministero) mostra che, con questo sistema, il giudice è già “terzo e imparziale” come vuole la Costituzione (art. 111), e non dà ragione al pm solo perché sono “colleghi”.

Insieme alla carriera, poi, i magistrati condividono la stessa cultura giurisdizionale: in concreto, giudici e accusa condividono una funzione pubblica, il PM non deve “vincere”, ma deve cercare anche le prove a discarico dell’imputato. Questo è una garanzia a protezione di indagati e imputati (l’avvocato, invece, che è una parte privata, non deve cercare anche le prove a carico).

Cosa può succedere con la carriera separata? Se il pm diventa semplicemente una parte speculare alla difesa, a quel punto non deve preoccuparsi di cercare la verità, ma solo di ottenere una condanna. Questo rende più vulnerabili gli imputati che non possono permettersi costosi collegi di difesa.

Si rischia di avere un pm “superpoliziotto”, dicono alcuni, più forte coi deboli, più debole coi forti perché maggiormente condizionabile (per le ragioni già esposte sopra).

IV. Per il modo in cui la riforma è stata approvata (che è l’opposto di quello raccomandato dalla Costituzione)

La Costituzione prevede la possibilità di modifiche, ma prevede anche un procedimento complesso, per incoraggiare una condivisione ampia e tempi di riflessione distesi, sia in Parlamento, sia nella società (per esempio, richiede quattro approvazioni parlamentari anziché due, e fra l’una e l’altra devono passare necessariamente tre mesi, perché si possa discutere dentro e fuori dall’Aula). Proprio il contrario di quello che è avvenuto.

Siamo chiamati al referendum perché la riforma non ha ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento. In assenza di una condivisione larga, il governo, anziché favorire la discussione, ha voluto fare da solo, con un procedimento “blindato”: dopo la prima approvazione, per le altre tre votazioni previste non è stato possibile presentare emendamenti. Si è arrivati in fondo con lo stesso testo con cui era iniziato il percorso d’approvazione. È la prima volta nella storia della repubblicana che una riforma della Costituzione viene approvata in questo modo. Una procedura affrettata e “chiusa” che è esattamente il contrario di quella auspicata da padri e madri costituenti.

V. Perché dichiarazioni pubbliche del governo confermano (e aggravano) le preoccupazioni per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura

Da molti mesi, il governo attacca il lavoro della magistratura ed esprime insofferenza verso il controllo di legalità. Per esempio, la presidente del Consiglio ha parlato dell’esigenza di “fermare l’invadenza” della magistratura rispetto alle decisioni del potere politico (in relazione ai doverosi controlli della Corte dei Conti, che tutela i soldi raccolti con le tasse pagate dai cittadini). Ha detto

pure che spesso la magistratura “vanifica il lavoro delle forze di sicurezza”, menzionando casi in cui i giudici sono intervenuti annullando misure di fermo, detenzione o espulsione applicando le leggi esistenti a garanzia dei cittadini. Il ministro della Giustizia Nordio addirittura lamenta che i dirigenti dell’opposizione “sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranità della politica davanti all’invadenza delle procure” e li biasima perché, opponendosi alla riforma, “compromettono la loro libertà di azione di domani”.

Ma l’indipendenza della magistratura serve proprio a far si che il potere giudiziario possa limitare il potere esecutivo controllare che rispetti le leggi, a tutela di tutti i cittadini. È uno dei cardini delle democrazie liberali, che non a caso oggi è sotto attacco in molti Paesi, in Europa e nel mondo. Altrimenti la legge non è uguale per tutti.

Scarica la locandina

Insieme per Niscemi – Raccolta solidale di materiale scolastico e giocattoli, per sostenere i più piccoli in un momento di grande difficoltà

SCARICA LA LOCANDINA


 

Un evento drammatico ha colpito la comunità di Niscemi: una frana ha reso inagibili gli edifici scolastici, privando bambini e bambine di uno spazio fondamentale di crescita, apprendimento e serenità.

Come organizzazione sindacale, sentiamo il dovere di essere presenti, non solo con le parole ma con azioni concrete.

Per questo promuoviamo una raccolta solidale di materiale scolastico e giocattoli, per sostenere i più piccoli in un momento di grande difficoltà.

Ogni quaderno donato, ogni gioco condiviso è un segnale di vicinanza, un modo per dire ai bambini di Niscemi che non sono soli.

Insieme possiamo trasformare la solidarietà
in un atto concreto di ricostruzione sociale.

Cosa raccogliamo:

  • Quaderni, zaini, astucci

  • Penne, matite, colori, album da disegno

  • Libri per bambini

  • Giochi educativi e gioca

Aiutaci a restituire normalità, sorriso e speranza!

 

SCARICA LA LOCANDINA

Messina: contrattazione di scuola, censurata la condotta antisindacale di una dirigente scolastica

Soddisfazione della FLC CGIL Messina a cui il Tribunale del Lavoro di Messina riconosce la correttezza della propria impostazione per il rispetto delle prerogative sindacale

Con provvedimento del 2 gennaio 2026 il Tribunale del Lavoro di Messina, decidendo un ricorso ex articolo 28 legge 300/1970 proposto dalla FLC CGIL di Messina, ha chiarito l’inadeguatezza dell’informazione resa dalla dirigente scolastica ed ha preso posizione in ordine al mancato avvio della contrattazione d’istituto: in particolare il Tribunale, verificando che solo a seguito della proposizione del ricorso erano infine state fornite le dovute informazioni (prima del tutto carenti ed inadeguate, come denunciato dalla FLC CGIL Messina) ed era finalmente stato avviato con netto ritardo il tavolo di contrattazione, ha dichiarato la sopravvenuta cessazione della materia del contendere ma, dovendo regolare le spese di lite, ha chiarito come le condotte sin lì tenute dal dirigente scolastico non fossero giustificabili ed ha comunque condannato l’Amministrazione alle spese di lite.

La FLC CGIL Messina accoglie con soddisfazione l’affermazione della correttezza della propria impostazione che ha finalmente ricondotto al doveroso rispetto delle prerogative sindacali una dirigenza scolastica sin lì renitente.

https://www.flcgil.it/regioni/sicilia/messina/messina-contrattazione-di-scuola-censurata-la-condotta-antisindacale-di-una-dirigente-scolastica.flc

“RIFORMA DELLA FILIERA TECNICO-PROFESSIONALE E RICADUTE SUL SISTEMA DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE”

Seminario di formazione per D.S. e Docenti organizzato dalla FLC CGIL SICILIA e da Proteo Fare Sapere Sicilia.

Ricordiamo che Proteo Fare Sapere Sicilia è soggetto Qualificato per la Formazione DM 23/5/2002 e DM 8/06/2005. Ente certificatore direttiva 170/2016.

Per eventuali informazioni contattare: 339.815.5757 (Patrizia Donato – Segretaria generale FLC CGIL MESSINA)

Leggi su Facebook